La parola all’esperto: Sabina Casamassima, Geologa

Un approfondimento sulle dinamiche della costruzione di un deposito di scorie nucleari

La recente pubblicazione della proposta della Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) ad ospitare il deposito nazionale di rifiuti radioattivi, ha suscitato nei cittadini grande preoccupazione e accesi dibattiti. Proviamo a spiegare qual è l’iter per l’individuazione di tali siti e cosa prevede la fase attuale.


L’Unione Europea con la Direttiva 2011/70 ha imposto ai Paesi membri di presentare un programma per la gestione dei rifiuti radioattivi, la direttiva prevede che lo smaltimento avvenga nello Stato membro in cui tali rifiuti sono stati prodotti. Anche altri Paesi europei stanno provvedendo o hanno già realizzato impianti per mettere in sicurezza questo tipo di rifiuti.

Cartina geografica dell'Europa che mostra i depositi definitivi selezionati per ospitare rifiuti nucleari di bassa e media attività.
Depositi definitivi nei paesi europei

I rifiuti radioattivi derivano dallo smantellamento degli impianti nucleari, dalle attività nel settore sanitario, industriale e della ricerca e sono, attualmente, localizzati in depositi temporanei.

Cartina geografica dell'Italia che indica i siti di depositi di rifiuti radioattivi in Italia nel 2021
Attuali siti di depositi di rifiuti radioattivi in Italia

Il Deposito Nazionale è un’infrastruttura ambientale di superficie che consentirà di sistemare definitivamente in sicurezza i rifiuti radioattivi che attualmente sono in depositi temporanei e accogliere i rifiuti che si produrranno in futuro. Il progetto prevede oltre al Deposito Nazionale anche la realizzazione di un Parco Tecnologico, cioè un centro di ricerca applicata. 

La collocazione del Deposito, che sarà unico per l’intero territorio nazionale, viene stabilita attraverso le seguenti fasi.

Criteri di localizzazione e definizione della Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI)

Cartina geografica dell'Italia proveniente da Google Maps indicante le Aree Potenzialmente Idonee ad ospitare rifiuti radioattivi.
Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI)

Questa carta rappresenta solo una base di partenza ottenuta dopo un meticoloso lavoro scientifico di esclusione di quelle aree con caratteristiche tali da non garantire la sicurezza per l’uomo e l’ambiente es. aree vulcaniche attive, con sismicità elevata, interessate da fenomeni di fagliazione, da rischio geomorfologico e idraulico ecc. Essa risulta fondamentale per discutere la localizzazione su un ventaglio di località limitato, ma meritevole di considerazione, anziché su un territorio nazionale in gran parte vulnerabile dove difficilmente il progetto potrebbe raggiungere una fase di progettazione per ragioni di rischio o conflitto con valori naturalistici. Per tali ragioni, la quasi totalità del territorio risulta esclusa in partenza, prima della fase partecipativa. 

Avvio Consultazione pubblica
È la fase di avvio del processo decisionale, in cui il cittadino viene reso partecipe del processo per far sì che la scelta del sito non sia imposta dall’alto, ma sia il risultato di un processo di partecipazione e condivisione delle decisioni fra istituzioni e comunità coinvolte. È una fase molto importante, perché consente ai cittadini di fornire informazioni, idee, osservazioni utili riguardanti la comunità locale e la gestione del territorio. Potrà portare a escludere altre aree, o modificare quelle presenti nella CNAPI, in base a informazioni di dettaglio, o di ordine strategico, economico, sociale, che non sia stato ancora possibile analizzare o conoscere durante la prima fase di analisi del territorio. 

Seminario nazionale prevede un confronto tra i portatori di interesse fino all’approvazione della Carta Nazionale delle Aree Idonee (CNAI) che è il risultato dei criteri di localizzazione e dei contributi della consultazione pubblica, e rappresenta le sole località libere da ragioni ostative tra cui sarà possibile effettuare la scelta del sito. Raccolta delle manifestazioni di interesse da parte delle Regioni e degli enti locali nei cui territori ricadono le aree idonee.

Sogin S.p.A che è il soggetto responsabile della localizzazione, realizzazione e dell’esercizio del Deposito, considerando i criteri previsti nella Guida Tecnica n. 29, pubblicata nel 2014, dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), ha individuato 67 siti potenzialmente idonei, riportati nella Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (CNAPI)

Nella Guida Tecnica n. 29 (ISPRA), elaborata in base ai principi di sicurezza stabiliti dall’International Atomic Energy Agency (IAEA), i criteri di localizzazione sono suddivisi in: 15 Criteri di Esclusione per escludere le aree che non garantiscono piena rispondenza ai requisiti di sicurezza a tutela dell’uomo e dell’ambiente; 13 Criteri di Approfondimento, per valutare in dettaglio le aree individuate dopo l’applicazione dei criteri di esclusione. Si procede con studi di dettaglio crescente che riguardano le caratteristiche fisiche, naturalistiche e antropiche dei territori, escludendo le aree che risultano inadatte, fino a individuare le aree potenzialmente idonee. 

L’Art. 27 comma 1 del D.lgs. 31/2010 prevede che la proposta di Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) includa una contestuale proposta di idoneità sulla base di caratteristiche tecniche e socioambientali delle aree. Le aree potenzialmente idonee, individuate in base ai criteri di sicurezza della Guida Tecnica n. 29, sono suddivise in quattro categorie (Fig. 4) con ordine di idoneità decrescente (A1 – molto buone, A2 – buone, B – aree insulari e C- zona sismica 2), individuati considerando aspetti socio-ambientali, logistici e di classificazione sismica di natura amministrativa.

Tabella che riporta le classi di idoneità delle Aree Potenzialmente Idonee, suddivise in Classe A (comprendente le aree continentali) a sua volta divisa in A1 (molto buone) e A2 (buone); Classe B (comprendente le aree insulari); Classe C (comprendente le Aree in Zona sismica 2).
Fig. 4 – Classi di idoneità delle Aree Potenzialmente Idonee

I livelli di analisi e le modalità di applicazione per ciascun criterio si possono visionare nella procedura operativa e nelle basi teoriche e dati di riferimento, di cui si forniscono i seguenti link:

Attraverso la mappa interattiva “CNAPI NAVIGABILE” è possibile consultare la Carta, per ciascuna area potenzialmente idonea sono riportati i dati specifici relativi alla classe di idoneità ed è possibile consultare la relazione sulle caratteristiche geologiche, naturalistiche e antropiche e i criteri di esclusione ed approfondimento che hanno portato all’individuazione del sito.

Esempio del funzionamento della Mappa interattiva "CNAPI NAVIGABILE"-
Mappa interattiva “CNAPI NAVIGABILE”

Ecco un esempio di inquadramento geologico, naturalistico e antropico dell’area PZ-10.

La proposta di CNAPI, validata dall’ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN) e successivamente dai Ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente, rappresenta solo una preliminare selezione dei siti idonei, una proposta, il primo passo di un percorso condiviso e partecipato. La pubblicazione della Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee CNAPI infatti, ha dato inizio alla seconda fase, quella della Consultazione pubblica, della durata di 60 giorni, che prevede lo studio degli elaborati pubblicati, la verifica diretta dei criteri di approfondimento e la formulazione delle osservazioni da parte di tutti i portatori di interesse: comunità scientifica, regioni, enti locali, associazioni, tutti possono formulare osservazioni e proposte tecniche, questo consentirà di giungere a scelte basate su criteri tecnico scientifici, ma condivise con le comunità locali. È la prima volta che nel nostro Paese si svolge una consultazione pubblica su un’infrastruttura di rilevanza nazionale. Al termine di questa fase si svolgerà il Seminario Nazionale in cui i portatori di interesse qualificati si confronteranno per approfondire tutti gli aspetti tecnici e quelli relativi alla sicurezza della popolazione e dell’ambiente fino all’approvazione della versione definitiva della CNAI. La scelta definitiva del sito che ospiterà il Deposito Nazionale e il Parco Tecnologico sarà effettuato in base alla Carta Nazionale delle Aree Idonee (CNAI) che al momento non esiste, sarà realizzata a seguito della fase di Consultazione Pubblica e del Seminario in cui i cittadini avranno espresso un parere. 


Siti utili per approfondimenti

Intervista a Ugo Biggeri

foto da Banca Etica

Dopo aver ottenuto una laurea in Fisica, Ugo Biggeri consegue il Dottorato in Ingegneria elettronica e ottiene il titolo di perfezionamento in “Gestione ambientale e sviluppo sostenibile” presso l’Università di Trento. Dal 1993 al 2001 è ricercatore e tutor della facoltà di ingegneria di Firenze.

Dal 2009 è docente presso l’Università di Firenze, in varie modalità, per il corso di laurea in sviluppo economico e cooperazione internazionale, e dal 2017 è titolare di un laboratorio sulla finanza etica e microcredito nel corso di laurea magistrale della facoltà economia della LUISS “Guido Carli”.

Tra i fondatori di Banca Etica ha ricoperto la carica di Consigliere di Amministrazione dal 1998 al 2007 e il ruolo di Presidente dal 2010 al 2019. Autore di libri sui temi di finanza etica, ha partecipato alla stesura di “La Fertilità del denaro”, “Il Valore dei Soldi”, “Manuale di finanza popolare” e “Dizionario microfinanza”.

Da Aprile 2011 è Presidente di Etica Sgr. Dal 2017 è consigliere della Global Alliance for Banking on Values e dal 2018 è Vice Presidente di Sharholders for Change, la rete di investitori istituzionali europei che promuove l’azionariato attivo.

È da poco uscito il suo ultimo libro, “I soldi danno la felicità: Corso semiserio di sopravvivenza finanziaria”.

Com’è iniziato il tuo interesse verso il tema della sostenibilità ambientale e sociale?

L’ interesse è cominciato per me molto presto, quando avevo 16 anni, in ambiente parrocchiale. Allora frequentavo la chiesa e sentivo forte il bisogno di tradurre in pratica ciò di cui si discuteva a scuola, perché al liceo c’era molto fervore, nonostante la scena degli anni 80 non fosse un periodo di grandissima attività politica. 

Lì, con un amico, sono entrato in una ONG, Mani Tese, che faceva volontariato sui temi delle disuguaglianze tra nord e sud del mondo, e aspetti sociali. Il tema della sostenibilità ambientale è diventato un tratto forte in seguito, perché ho studiato fisica. Quando alla fine, dopo qualche anno passato in università a fare il ricercatore, mi sono accorto che non era la mia strada, ho cominciato a fare fisica ambientale e quindi mi ha preso molto anche l’aspetto ambientale, in particolare sull’uso delle risorse e sui cambiamenti climatici.

Ad inizio anni 90 era un po’ una novità. Nonostante le difficoltà avevo trovato lavoro in una società di ingegneria ambientale però mi sono reso conto che era una strada difficile. In seguito, di sostenibilità, mi sono occupato perché ho fatto un corso di perfezionamento a Trento proprio sullo sviluppo sostenibile, intorno al 99, ma è diventato un tema fondamentale quando sono stato tra i fondatori di Banca Etica.

BE una realtà che cerca di avere obiettivi strategici, sociali e ambientali quando va a scegliere che tipo di finanziamenti o di crediti fare, e pertanto sei costretto a misurarti nella pratica di dire che cosa è o meno sostenibile.

Quali sono gli investimenti che in questo senso avete realizzato con Banca Etica?

Ad ora lavoro per Etica SGR, un fondo d’investimenti, ma su banca Etica posso dirti alcune cose.

Da sempre ha scelto di mettere tutti i finanziamenti alle persone fisiche sul sito web, cosa che non fa nessuno in Italia, per favorire la trasparenza dei suoi investimenti, e, in secondo luogo, ha scelto di escludere tantissimi settori di finanziamento e sostenere settori legati alla sostenibilità. 

In generale il 50% delle finanze sono attività no profit, quindi o cooperative sociali o associazioni, anche se c’è un buon 25% di imprese profit che però hanno delle particolari attenzioni ambientali e sociali, ad esempio agricoltura biologica piuttosto che le energie rinnovabili o innovazione. Per dirti, nel Mugello, c’è un centro di ricerca legata all’Università di Firenze sulle energie rinnovabili, di nome Re-Cord, una casa per l’Alzheimer, e varie aziende biologiche.

Poi ci sono alcuni progetti particolarmente belli legati ai terreni confiscati alla mafia, in cui si fa agricoltura biologica con cooperative sociali che coniugano tutti quanti questi aspetti.

Con Etica Sgr invece, nel campo degli investimenti, non siamo così vicini alle comunità locali perché i fondi comuni d’investimento devono investire in titoli che abbiano una quotazione giornaliera, e che siano vendibili tutti i giorni, (perché la gente deve poter rientrare tutti i giorni dei soldi che ci ha messo). Perciò si finisce per finanziare in titoli di Stato o in azioni di imprese quotate, quindi anche di grandi imprese. Ovviamente anche qui facciamo scelte ambientali forti, escludendo da 20 anni il petrolio.

Hai fatto delle scelte importanti anche nella tua vita privata in coerenza con quelle che sono le convinzioni che porti avanti, ce ne vuoi parlare?

Sì, diciamo che l’attenzione all’ambiente e al sociale è partita quando ero un adolescente, e ho avuto la fortuna di trovare una compagna che era interessata come me a queste tematiche, ovviamente l’ho trovata dove facevo volontariato (questo ha facilitato). (Ride ndr). 

Più tardi ci siamo resi conto che era un qualcosa che volevamo tenere anche in casa perché altrimenti sarebbe diventato un lavoro o un’attività extra famiglia, che poi finisce per andare in contrasto con la famiglia, quindi ci siamo portati il volontariato in casa, una scelta a volte faticosa, ma che nel nostro bilancio di quasi 30 anni di matrimonio, penso abbia avuto più ricchezza che periodi neri.

Abbiamo scelto di vivere con altre famiglie insieme e di fare attività come agricoltura biologica e di accoglienza, tutte attività che facciamo tra virgolette  nel cosiddetto tempo libero, e che sarebbero molto pesanti da fare in una famiglia da sola, ma che diventano meno totalizzanti  quando sono più famiglie che se ne occupano, basti pensare ad un esempio più banale,  se hai degli animali e se sei da solo devi essere sempre a casa, in più famiglie invece solo due giorni e mezzo a settimana, lo stesso per fare da mangiare si mangia tutti insieme. Ovviamente ti deve piacere fare queste cose altrimenti non puoi farcela, però è una scelta libera. 

Cosa pensi che le persone possano fare nel loro piccolo, e cosa pensi possa spingerle a seguire e far proprie queste tematiche? Quali sono le difficoltà che le persone incontrano in questo senso?

Quando, a volte, le persone vengono qui dove siamo ora (Colle di Vespignano, Vicchio, Mugello) vicino alla Casa di Giotto, gli faccio vedere le colline qua dietro di noi. Sono così da 1000 anni, forse di più. Se guardi nei quadri stessi del pittore le colline sono più o meno come sono ora. Chiaramente adesso c’è qualche palo della luce, qualche capannone con le mucche, ma sostanzialmente il terreno è quello da secoli, e anzi, prima erano ancora più lavorati di ora e c’erano più abitanti. Si trattava di un territorio totalmente antropizzato, ma contemporaneamente sostenibile.

Negli ultimi anni abbiamo perso tutto questo. C’è stata una diseducazione martellante, che ci ha fatto perdere tutti quegli elementi. Una parola meravigliosa del passato è parsimonia, che oggi sembra una bestemmia. Oggi regna il contrario, l’essere spreconi. Con questo però non intendo che si debba guardare al passato, perché c’è un sacco di potenzialità in più oggi per fare le scelte migliori, perciò personalmente non mi faccio prendere dallo sconforto. 

La gente vive tanto di imitazione, ha bisogno di vedere che le cose funzionano, e ci sono alcune cose che mi sembra comincino ad andare in questa direzione. Vedo mia mamma non ha mai voluto fare la raccolta differenziata, ed ora è una fanatica, ha 80 anni e per 70 anni della sua vita se ne è fregata. Adesso ha capito e una volta iniziato sono entrate le abitudini che si radicano. Lo vedo nel mio campo, che è quello del “dove si vanno a mettere i soldi”. Quando è nata Banca Etica, 25 anni fa, sembrava un’idea veramente fuori dal mondo e che a nessuno poteva interessare. 

Oggi sono i giovani il più grande fondo di investimento al mondo.

Il movimento “Fridays for Future”, che credo ci possa dare molte soddisfazioni, ma anche il fenomeno del “green washing”, dimostrano che il tema è sul tavolo e qualche anno fa non c’era, quindi sono in generale positivo, anche se si fa fatica a fare la raccolta differenziata e si continua a comprare la bottiglietta di plastica o non si va al fontanello. Ovviamente si vedono tutte queste cose, ma nel frattempo sono arrivati i sacchi biodegradabili.

Queste cose da sole non genereranno il cambiamento. Non credo che si debba colpevolizzare i cittadini che devono stare attenti a non buttare il tappino in terra perché fanno danno all’ambiente. Certamente loro non devono farlo, ma anche se tutti quanti stiamo attenti il mondo cambierà solo quando la politica metterà una carbon tax, o cambierà le regole con cui si va a produrre. Questa cosa però avverrà solo quando i cittadini lavoreranno in questo senso, perché la politica va solo nella direzione dei cittadini.  

Anche l’abolizione della schiavitù è partita con un movimento di opinione poi riuscita ad agganciare la politica, come le 40 ore di lavoro settimanali, o il diritto di voto alle donne. Sembravano cose impossibili, ma ci siamo arrivati grazie alla spinta dal basso, poi la politica ha regolamentato. Cosa è successo da quando si deve pagare di più gli operai, o da quando non ci sono più gli schiavi? È aumentata la produttività del lavoro. Il mercato si adegua, paradossalmente dei disincentivi fatti bene aiutano l’innovazione.

Per la questione climatica basti pensare anche alle elezioni USA. Biden la prima cosa che fa appena arriva è in questo senso. La scienza ha già deciso da trent’anni. Non aveva diritto politico ma probabilmente adesso sta arrivando, poi che sia efficace o meno non so dirlo, ma le questioni sociali alla fine si sono sempre compiute. 

Ovviamente dovranno essere ripensati tutti i sistemi dei trasporti, approvvigionamenti, e si sa, il mondo è un po’ altalenante, ma sono positivo.

Cosa ne pensi dell’Agenda 2030?

Vuoi che te parli in modo polemico o positivo? (Ride ndr)

In entrambi direi…

Tutto il mondo ha preso 17 obiettivi, tra cui la povertà, l’acqua pulita per tutti, la sanità ecc, e tutti questi punti si legano molto con i diritti umani.

Oggi quasi ogni azienda cerca di capire qual è l’obiettivo degli SDG che può riuscire a soddisfare, ed è una cosa molto importante, perché finora pareva che da un punto di vista economico l’unico obiettivo fosse la sostenibilità economica stessa. Tuttavia un conto è avere come obiettivo il profitto per i propri azionisti, un conto avere come obiettivo la prosperità della comunità in cui lavori, perché il mercato è più efficiente se tutti stanno bene. Ora queste due cose si possono gestire alla stessa maniera: gli SDG si infilano in questa prospettiva perché ti dicono anche se sei un’impresa ti devi occupare della prosperità per tutti, ridisegnando le tre P, “People Planet Prosperity”, invece che Profit. 

La visione polemica viene da Wolfgang Sachs. Lui parla dello sviluppo, e della divisione dei paesi tra sviluppati e non sviluppati, andando a fare anche un ragionamento storico, in cui si evidenzia come da un discorso di Truman, che subito dopo la guerra per opporsi all’idea egualitaria del blocco sovietico, lancia l’idea del sogno americano. Lo stile di vita americano è quello a cui tutto il mondo può ambire, la libertà individuale consente comunque la prosperità di tutti, e lancia così l’era dello sviluppo.

La parola sviluppo si è portata sempre dietro questa cosa, tant’è vero che c’è molta critica sul fatto che a volte si è imposto lo sviluppo, non considerando quelli che erano gli sviluppi possibili a livello locale nei paesi africani ecc…

Sachs scrive un testo in cui dice che gli SDG avrebbero dovuto chiamarsi Survivals non Sustainable, perché di questa idea iniziale dello sviluppo come un motore così che tutto il mondo potesse raggiungere uno stato di benessere, e quindi anche l’economia sarebbe stata traino per il benessere di tutti, siamo ora in una situazione in cui dobbiamo tamponare l’economia per sopravvivere.

Quindi questi diventano necessariamente obiettivi non di sviluppo ma di sopravvivenza. Cerotti che dobbiamo mettere all’economia per non mandare tutto a scatafascio. 

Io credo che abbia molte ragioni su questo. Poi bisogna necessariamente vedere anche la parte positiva, però la critica alla parola sviluppo credo debba essere considerata. 

[materiali di studio] Tematica #01

Risorse per prepararsi al panel 1 | Vuoi essere dei nostri?

The Internet’s Own Boy: The Story of Aaron Swartz
Film documentario del 2014
[SUB ITA] Il figlio di internet: Storia di Aaron Swartz
Guarda online >>

Guerrilla Open Access Manifesto
[di Aaron Swartz | su aubreymcfato.com | Gennaio 2013]
Consulta online >>
[Ed. ITA] Il movimento di guerriglia Open Access
[tradotto da Silvia Franchini, Marco Solieri, elle di ci, Andrea Raimondi, Luca Corsato, et al.]
Consulta online >>

Articolo su doppiozero del 15 gennaio 2013
Consulta online >>

[materiali di studio] Tematica #02

Risorse per prepararsi al panel 2 | Those are my numbers

Human Computers: The Women of NASA
[di Brynn Holland | su history.com | Dicembre 2016]
Consulta online >>

When Computers Were Human
[di Ota Lutz | per la rubrica Teachable Moments sul sito del Jet Propulsion Laboratory (California Institute of Technology) | Ottobre 2016]
Consulta online >>

The Gendered History of Human Computers
[di Clive Thompson | su Smithsonian Magazine | Giugno 2019]
Consulta online >>

Il diritto di contare
Film (reg. Theodore Melfi, USA 2016)
URL: Trailer ITA + Scena (Lei è il nuovo computer) + Commenti [sub ITA]

Progettare con i Ragazzi un Nuovo DIGITALE UMANO

Il racconto del progetto RApP

Questo libro è un esempio per tutti: alunni, professori, dirigenti, genitori, imprenditori, politici, perché è la perfetta sintesi di come si può realizzare un Progetto in sinergia con l’Universo. Non un progetto necessario a catturare nuove risorse per una scuola/azienda, ma una necessità per creare RISORSE per l’azienda/PAESE.

Spostare l’obiettivo “oltre”; alzare l’orizzonte “lontano”; cercare la soluzione “umana”…

Ecco! Questo è il risultato che la pubblicazione vi offre: essere “InnovAttori”.

Attori nell’Innovazione, per dimostrare a tutti che un DIGITALE UMANO è possibile e necessario, soprattutto se è progettato con i “nostri ragazzi”.