Energia pulita ed accessibile: qual è la realtà in Italia?

L’energia sostenibile

Uno degli obiettivi per lo sviluppo sostenibile (SDG) dell’Agenda 2030, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2015, è l’SDG numero 7, che invita a “garantire l’accesso a un’energia economica, affidabile, sostenibile e moderna per tutti”. L’energia è al centro dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, così come è posta in evidenza negli Accordi di Parigi sui cambiamenti climatici. Garantire l’accesso ad un’energia economica, affidabile, sostenibile e moderna per tutti aprirà un nuovo mondo di opportunità per miliardi di persone, attraverso opportunità economiche e posti di lavoro, per donne, bambini e giovani più emancipati, per una migliore istruzione, per la salute di tutti e per comunità più eque, inclusive e più improntate ad una maggiore protezione e resilienza al cambiamento climatico.

Ma cosa intendiamo nello specifico quando parliamo di “energia sostenibile”? Parliamo di energia rinnovabile, conveniente e inclusiva.

  • Rinnovabile per ottenere un approvvigionamento energetico che sia sostenibile, una caratteristica fondamentale è quella della rinnovabilità. La provenienza della fonte energetica non deve essere la causa di danni ambientali che superano la resilienza dell’ambiente circostante è necessario perché si rinnovi costantemente da una fonte di energia naturale. Un esempio lampante sono i pannelli solari;
  • Conveniente La sostenibilità ambientale non basta da sola, è importante, infatti, che l’installazione e la manutenzione dei sistemi energetici rinnovabili abbiano un costo contenuto. Se i prezzi del rinnovabile superassero di molto quelli dei metodi classici di approvvigionamento fossile, non sarebbero sostenibili per i cittadini che ne usufruiscono, tantomeno per le aziende che li producono;
  • Inclusiva Anche la sostenibilità sociale è un punto chiave per l’energia se, ad esempio, un parco eolico o solare riducesse lo spazio ai luoghi di socialità, o complicasse gli spostamenti in un piccolo centro abitato, la riduzione dell’impatto ambientale comporterebbe un danno sociale, aumentando il peso del disagio e diventando un difetto piuttosto che un vantaggio

È, quindi, importante che l’obiettivo di sviluppo sostenibile numero 7 venga portato avanti soddisfacendo questi requisiti: ognuno di essi è necessario, ma non sufficiente per garantire uno sviluppo sostenibile in termini energetici. 

Purtroppo, al giorno d’oggi,  facciamo ancora moltissimo affidamento sulle fonti di energia fossile, come le centrali nucleari, sia a livello globale che a livello nazionale. Così si creano incredibili danni ambientali per via del necessario smaltimento delle scorie prodotte. Come abbiamo approfondito qualche articolo fa, gli scarti nucleari vengono interrati creando gravi disagi ambientali e sociali.

Fortunatamente, però, in tutta Europa i governi si stanno mobilitando per effettuare una transizione verso fonti di energia rinnovabili, anche grazie all’implementazione del New Green Deal europeo.

L’espansione in Italia

Più in particolare, in Italia, le fonti di energia rinnovabile stanno vedendo una rapida espansione, le fonti di energie rinnovabili, come parchi eolici o solari, aumentano sempre di più.

Anche  il mercato sta cambiando rotta verso scelte più ecosostenibili.

Sia le piccole-medie imprese che le grandi compagnie in Italia stanno puntando verso la distribuzione di energie provenienti da fonti naturali, riducendo di molto la produzione energetica da combustibili fossili.

Ad oggi le fonti di energia alternativa nel nostro Paese, grazie a importanti investimenti e allo sviluppo di nuovi impianti, hanno permesso di soddisfare più del 36% della domanda di energia elettrica.

Investimenti e risultati importanti

Gli investimenti a favore di energie rinnovabili hanno fatto apparire un obiettivo piuttosto chiaro: decarbonizzare l’economia, raggiungere gli obiettivi del Piano governativo per l’energia e il clima (Pniec), e perseguire il Green Deal Europeo. 

Un piano economico che, secondo Confindustria Energia, mobiliterà 110 miliardi di euro di investimenti da qui al 2030.

Giuseppe Ricci, presidente di Confindustria Energia, evidenzia che «nella difficile situazione economica causata dall’attuale emergenza sanitaria, gli investimenti in infrastrutture energetiche rappresentano per l’Italia un’opportunità di ripresa economica post coronavirus».

A trainare il piano economico sono, infatti, le fonti di energia rinnovabili, un settore in crescita esponenziale già da diversi anni. L’Irena, Agenzia internazionale dell’energia rinnovabile, ha stimato lo scorso mese che quasi il 75% della nuova capacità di produzione elettrica, installata nel 2019, è rinnovabile. 

Ad oggi le fonti di energia rinnovabili forniscono in totale più di un terzo dell’elettricità mondiale e la costruzione di centrali elettriche a combustibili fossili è in calo in Europa e negli Usa. 

Il piano economico per la ripresa del Paese durante la Fase 2 (2020) ha puntato in particolare su impianti solari ed eolici, fonti di energia che nel 2019 hanno occupato rispettivamente il 55% ed il 34% di tutte le rinnovabili e di cui è previsto un incremento del 30% nei prossimi mesi. Gli investimenti sulle fonti di energia fossili,  invece, verranno ridotti del 25%, grazie a provvedimenti già attuati nei mesi precedenti.

La chiave di questa scelta “green” consiste nell’inesauribilità e nell’indipendenza energetica. Se in alcuni casi la produzione di idrocarburi si rivela più economica, rimane comunque un dato incerto nel lungo periodo ed il costo di importazione non potrà che aumentare nei prossimi anni. Le fonti rinnovabili, invece , assicurano un approvvigionamento inesauribile di energia e permettono la riduzione dei costi di rifornimento nel lungo periodo.

Gli impianti di produzione energetica saranno, infatti , realizzati all’interno dei confini nazionali, eliminando i costi d’importazione.

L’indagine di Confindustria Energia prevede che, grazie allo sviluppo del settore energetico rinnovabile, vedremo presto un incremento occupazionale di 135 mila posti di lavoro annui, necessari per la costruzione e la digitalizzazione degli impianti energetici.

Il totale degli investimenti raggiungerà i 350 miliardi solamente durante il primo periodo di costruzione, con ricadute positive sul Pil dello 0,8% nei prossimi dieci anni. 

Una linea politica in campo economico più “verde” potrebbe rivelarsi la migliore alleata dell’economia nazionale. Già nel 2018 l’Economia Circolare in Italia contava 88 miliardi di fatturato, raggiungendo l’1,5% del valore aggiunto nazionale, con un numero di lavoratori impegnati nel settore pari a 575 mila.

L’Italia è, ormai, affermata come tassello fondamentale per il piano di investimenti “green” nell’area del Mediterraneo, dove viene indicata, proprio dall’ Osservatorio Mediterraneo dell’Energia,  come il miglior traino per favorire un’accelerazione verso una transizione energetica sostenibile.