Obiettivo 16: promuovere la pace, la giustizia e la cooperazione tra le nazioni

Panoramica generale: Goal #16

Partiamo dal principio: questo obiettivo dell’agenda 2030 ha come protagoniste principali delle tematiche di rilevante importanza internazionale. 
Si parte dalla proposta di riduzione “in ogni dove” di tutte le forme di violenza e conseguentemente i tassi di mortalità ad essa connessa, per arrivare al mirabolante obiettivo della creazione di istituzioni nazionali efficaci, responsabili e trasparenti.
Posta in questa maniera la proposta #16 dell’Agenda si mostra agli occhi di chi legge, di chi poco si addentra nella politica internazionale, come una favoletta dalle sfaccettature giocose, raccontata per cercare di mettere tutti d’accordo del fatto che possa esistere un finale da sogno. Eppure in fondo a questa favola, deve esserci necessariamente una morale. 
Il fatto stesso di proporre, come ulteriore obiettivo da raggiungere, un principio fondamentale come quello che riguarda in primo piano la creazione di un sistema sociale inclusivo, fa riflettere molto su quanto ancora oggi, nel XXI secolo, esistano realtà nelle quali esso sembra più una fantomatica utopia, che una tangibile verità.
La trattazione del Goal #16, ora più che mai, data la drammaticità degli eventi che stanno riguardando il Medio Oriente, appare una straordinaria, sebbene quasi ironica, coincidenza. 

Ma procediamo per gradi.

Il Goal 16 dell’Agenda 2030 designa, come futuri ottimi propositi:

  • la creazione di società pacifiche e pacificanti;
  • la riduzione dei flussi finanziari e la vendita di armi illecite;
  • l’eliminazione di tutti i tipi di violenza, abuso e sfruttamento contro i minori;
  • la realizzazione di forme istituzionali che risultino responsabili (come se dovessero raggiungere la maggiore età) ed efficaci a tutti i livelli;
  • la cooperazione internazionale in merito alla prevenzione del terrorismo e del crimine organizzato;
  • una più ampia fruizione dei servizi connessi al settore giuridico e pertanto l’eliminazione di tutte le forme di corruttela e concussione.

È necessario, tuttavia, in merito a quest’ultimo punto, constatare che tra le istituzioni più affette da questo gravissimo virus, quale appunto la corruzione, vi sono ahimè proprio la magistratura, quella che dovrebbe essere la garante d’eccellenza della giustizia e della parità sociale, e la polizia, anch’essa investita dal gravoso compito di assicurare la sicurezza e l’armonia collettiva. Secondo i dati offerti dal Centro Regionale di Informazioni delle Nazioni Unite, corruzione, concussione, furto ed evasione fiscale costano ai paesi in via di sviluppo ben 1,26 mila miliardi di dollari l’anno. 
Cifra che se fosse utilizzata in maniera differente potrebbe risollevare per ben sei anni, coloro che vivono con meno di 1,25 dollari al giorno!
Ma sorvoliamo questa ardua questione, per inoltrarci all’interno di un’altra, non meno complessa, tematica: l’obiettivo 16 propone come già precedentemente citato, il principio fondamentale riguardante la cessazione di tutte le forme di violenza, di abuso, di sfruttamento, entro un’ottica che inquadra in primo piano gli atti di maltrattamento sui minori. 

Focalizziamoci su una specifica forma di violenza, quella minorile, per poi addentrarci nella gravissima situazione che sta riguardando in primo piano l’oriente, ma che in un certo qual modo tocca anche il resto del mondo occidentale.  

Focus sullo sfruttamento minorile 

Secondo un rapporto di Save the Children sono ben 152 milioni di minori, di età compresa tra i 5 e i 17 anni, le vittime di sfruttamento lavorativo, di cui quasi la metà, costituita da circa 73 milioni di bambini, sono costretti a svolgere lavori duri e pericolosi che ne mettono a rischio la salute fisica e psicologica e la sicurezza personale .

Sebbene questo obiettivo rientri tra quelli principali proposti dall’Agenda 2030, ancora oggi, la situazione sembra essere ben lontana dal totale raggiungimento. In molti paesi in via di sviluppo, quali Africa, Nigeria, Ciad, Mali, Guinea Bissau, si regista un tasso di ben il 50% di coinvolgimento lavorativo, di ragazzini che non superano i 18 anni di età. 
Focalizzando l’attenzione sui paesi colpiti dai conflitti armati, questa percentuale, già drammaticamente alta, raggiunge un tasso elevatissimo: il 77% dei bambini che vivono in queste regioni martoriate dalla guerra, subiscono condizioni ancora peggiori di sfruttamento lavorativo, al quale si aggiunge anche l’atroce fattore della schiavitù sessuale. 
Non è dunque un caso, il fatto che l’Agenda si proponga come punto di arrivo la cessazione di questo tipo di maltrattamenti, sebbene si tratti di una strada molto articolata e a suo modo complessa da percorrere.

Cessazione di ogni forma di violenza: e il Medio Oriente?

Riallacciandomi al punto numero 16.2 del Goal, nel quale si fa esplicito riferimento alla cessazione di ogni forma di violenza, mi preme focalizzarmi su una questione che sembra in realtà capovolgere in maniera irreversibile questi buoni propositi. 
Appare quasi d’obbligo soffermarsi, infatti, a mio avviso, su di un argomento che in questi ultimi giorni sta scuotendo il panorama orientale e non solo: le tensioni crescenti tra le autorità palestinesi e quelle israeliane. 
Sebbene non sia contesto adatto per una trattazione approfondita della tematica, è doveroso fare un breve riferimento a tale situazione, che sembra annullare la prospettiva di una definitiva attuazione di una delle proposte dell’Agenda. 
Prendendo atto del fatto che la questione politica, che riguarda da un lato la Palestina del governatore Maḥmūd ʿAbbās e dall’altro l’Israele guidato da Benjamin Netanyahu, abbia origini recondite, la lotta civile tra le due parti si spinge ben oltre il puro scopo di danneggiamento politico e militare. Gli effetti e le conseguenze di queste offese reciproche, infatti, interessano prevalentemente la popolazione locale. 
Quella riduzione della violenza che l’Agenda si propone di attuare in “ogni dove”, riguarda esattamente questo tipo di ingiustificabile sopraffazione politica, nei confronti dei cittadini delle singole parti. 
Donne, uomini, anziani, ma soprattutto bambini. Sono queste le vittime delle atrocità di questa straziante guerra. Circa 60 bambini, al di sotto dei 18 anni, sono stati uccisi in pochissimi giorni dalla ferocia dei governi nemici. E i numeri sono inevitabilmente destinati a crescere. 
In questo caso, ci si aspetta che il Goal 16 venga preso in considerazione in tutti i suoi aspetti, dalla cooperazione internazionale, fino al definitivo “Cessate la violenza”, che risuona nelle menti dei cittadini palestinesi ed israeliani ed oramai anche nel resto della popolazione mondiale. 

Altrimenti questa sensazionale favola, chiamata Agenda 2030, a quali bambini verrà raccontata?

Fonti