I sogni non si comprano

Questi sono giorni tristi per ogni vero appassionato di calcio.

Che questo sport fosse guidato da forti rapporti economici è sempre stato chiaro agli occhi di tutti. Quando, però, leggo frasi che ironicamente incitano a svegliarsi e che è da quando fu sostituita la palla di stracci con quella in cuoio che lo spirito sportivo è morto, allora occorre fermarsi e portare avanti una riflessione. 
Il fatto che i ricchi tendano ad arricchirsi e ad aumentare il divario economico con le realtà sottostanti è un dato di fatto, concreto e appurato, ma non per questo può, o deve, essere permesso.
Il circolo elitario che ha formato la Superlega è vergognoso perchè non nasce mosso dai valori di uguaglianza, aggregazione, competitività e confronto che caratterizzano questo sport ma, esclusivamente, con l’intento di sanare i propri bilanci, martoriati da una politica gestionale di questo settore che loro stessi hanno contribuito a creare e che è stata definitivamente affossata dal Covid-19.

La Superlega

La stessa struttura della Lega è agli opposti dei valori inclusivi e meritocratici del calcio: 20 club partecipanti di cui 15 Club Fondatori e un meccanismo di qualificazione per altre 5 squadre, che verranno selezionate ogni anno in base ai risultati conseguiti nella stagione precedente; partite infrasettimanali con tutti i club partecipanti che continueranno a competere nei loro rispettivi campionati nazionali, preservando il tradizionale calendario di incontri a livello nazionale che rimarrà il cuore delle competizioni tra club; inizio ad agosto, con i club partecipanti suddivisi in due gironi da dieci squadre, che giocheranno sia in casa che in trasferta e con le prime tre classificate di ogni girone che si qualificheranno automaticamente ai quarti di finale; le quarte e le quinte classificate si affronteranno in una sfida “andata e ritorno” per i due restanti posti disponibili ai quarti di finale; il formato a eliminazione diretta, giocato sia in casa che in trasferta, verrà utilizzato per raggiungere la finale “a gara secca”, che sarà disputata alla fine di maggio in uno stadio neutrale.

L’ipocrisia con la quale i suoi fondatori, Florentino Perez, Andrea Agnelli e Joel Glazer, parlano della Superlega come un “percorso di sviluppo sostenibile a lungo termine, con un meccanismo di solidarietà fortemente aumentato, garantendo a tifosi e appassionati un programma di partite che sappia alimentare il loro desiderio di calcio e, al contempo, fornisca un esempio positivo e coinvolgente” (Andrea Agnelli), è assolutamente vergognosa.
Forse è bene ricordare i numeri delle cifre che “i salvatori del calcio europeo” andrebbero a mettersi in tasca. Riceveranno un contributo una tantum pari a 3,5 miliardi “a supporto dei piani d’investimento in infrastrutture e per bilanciare l’impatto della pandemia Covid-19”. Ogni società avrà tra 100 e 350 milioni subito, finanziati dalla banca d’affari americana JP Morgan: i premi annuali saranno tra 55 e 250 milioni per club e solo il 20% di questo tesoro dipenderà dai risultati.
Sarebbe interessante chiedere a Glazer ( “la Super League aprirà un nuovo capitolo per il calcio europeo, assicurando una competizione e strutture di prim’ordine a livello mondiale, oltre a un accresciuto supporto finanziario per la piramide calcistica nel suo complesso”), quale sarebbe il vantaggio per i club dei campionati che sono stati esclusi da questo torneo.
I Top Club, infatti, se avessero la possibilità di partecipare, come consuetudine, ai campionati nazionali, sarebbero notevolmente favoriti grazie alle entrate economiche della Superlega.
Per questo negli ultimi giorni non sono mancate dimostrazioni di disapprovazione nei confronti di questa nuova competizione, sia da parte dei club, che da parte dei giocatori e degli allenatori tesserati con i club fondatori.

FIFA e Uefa

La FIFA e l’Uefa si sono immediatamente dette contrarie alla doppia partecipazioni dei club, minacciando anche di escludere i firmatari della Super League dall’attuale Champions League in corso. Minacciando anche di escludere dalle Nazionali i giocatori dei club.
Tuttavia, queste due istituzioni del mondo del calcio, che inevitabilmente stanno passando come i difensori di questo sport, non lo sono affatto. 
Sono due organizzazioni che fanno esclusivamente i loro interessi, e combattere la Superlega rientra tra questi. 
L’Uefa è stata l’ideatrice del Fair Play Finanziario, un regolamento economico che impedisce di spendere più dei propri ricavi e che avrebbe dovuto ridurre il gap tra i “Paperoni del calcio” e gli altri club. Ovviamente è stato applicato solo in poche e rare occasioni e, soprattutto, nei confronti di realtà con un minor peso sportivo e mediatico, mentre per i Top Club, come PSG o Manchester City (solo per citarne due), è stato più volte chiuso un occhio, senza mai indagare fino in fondo (come nel caso evidenziato dal New York Times).
La FIFA invece condanna, con le parole del suo presidente Infantino, la nascita della Super League europea, quando poche settimane fa aveva promosso la nascita di una competizione similare in Africa. Forse perchè gli interessi economici sono totalmente diversi?
La stessa FIFA, che si fa portavoce dei diritti etici, morali e sportivi ha affidato i Mondiali del 2022 al Qatar, dove, secondo un’inchiesta del The Guardian, sarebbero morti più di 6500 lavoratori alle nuove infrastrutture sportive.
Lo stesso Qatar dove continua ad essere in vigore la pena di morte, dove i diritti per le persone Lgbtq+ sono inesistenti, dove le donne continuano a essere discriminate nella legge e nella prassi, e dove la libertà d’espressione continua ad essere un’utopia. Qualcuno potrebbe dire che stanno vivendo un nuovo Rinascimento. 
(Per leggere altre inchieste sulla FIFA vi consiglio quest’articolo)

I valori del calcio

Al di là della riflessione economico-politica è prioritario soffermarsi sull’aspetto sportivo di questa decisione.
La magia del calcio presuppone la lotta e il sacrificio per arrivare a giocarsi la fama e la gloria contro i migliori avversari, nei più grandi palcoscenici mondiali. Tutto per meritocrazia.
Giocare partite di cartello ogni settimana, così da poterne vendere i diritti televisivi, priva questo sport della magica adrenalina che si nascondeva dietro alla trepidante attesa delle partite fondamentali. Del resto, indubbiamente, la stessa motivazione che alimenta il fuoco della competitività dei giocatori scemerebbe. 
Mi hanno profondamente colpito le frasi di alcuni giocatori, assai rappresentative degli animi tormentati di tanti tifosi di tutto il mondo. 

“I bambini crescono sognando di vincere il Mondiale e la Champions League – non la Super League. La bellezza delle grandi partite è che arrivano una o due volte all’anno, non ogni settimana. Davvero difficile da capire per tutti i tifosi…”
– Mesut Ozil

“Mi sono innamorato del calcio popolare, del calcio dei tifosi, con il sogno di vedere la squadra del mio cuore sfidare i più grandi. Se questo progetto della Superlega proseguirà, questo sogno è destinato a finire. Il desiderio dei tifosi delle squadre che non sono ai vertici di vedere i loro team battere sul campo i più grandi, è spento”
– Ander Herrera

“I sogni non si comprano”
– Bruno Fernandes
(cronache di spogliatoio)

La fine della Superlega

Dopo 48 ore dalla nascita della Superlega tutto è stato sospeso. 
Il mondo del calcio è stato messo a dura prova, ma alla fine, dopo forti pressioni da parte dei tifosi e delle istituzioni in carica, le società fondatrici della competizione si sono bruscamente fermate.
In Inghilterra sono nate vere e proprie manifestazioni di rivolta da parte delle tifoserie dei club interessati, che hanno costretto le società tirate in causa a rivedere le proprie decisioni.
Tutte le squadre inglesi si sono ritirate ufficialmente dal progetto. 
In Italia, anche Inter e Milan si sono tirate fuori. 
Real Madrid, Barcellona e Juventus, nonostante tutto sia stato sospeso, non prendono le distanze dalle loro azioni, ribadendo l’importanza di una simile competizione e mettendo solo per il momento il progetto in stand-by.
Il tifoso, che da sempre è al centro della macchina del mondo del calcio, ha impugnato lo scettro del potere e ha fatto valere la sua importanza. Ma non c’è da cantar vittoria. Il cantiere Super League rimane aperto.