(Non) è un secolo per single: perché siamo sempre più soli?

Se c’è una cosa che la domanda “E la/il fidanzatina/o?” alle cene di famiglia ci ha insegnato è che tutti si aspettano che i giovani si sposino.
Peccato che i giovani deludano questa aspettativa sempre di più: complici la sfiducia nelle istituzioni, il precariato fino a età adulta, la situazione economica di grande crisi che investe Stato e relativi cittadini, il matrimonio resta l’ultimo pensiero per molti. Solo settimana scorsa i cori dalla manifestazione anti DDL ZAN criticavano come le unioni tra due persone dello stesso sesso siano contronatura: possiamo davvero biasimare allora coloro che, sia in Italia che in Europa, scelgono di stare “soli” agli occhi dei più?

Perché il matrimonio non “va”: altre priorità

Spesso viene citato come motivo una presunta “perdita di valori”, ma le ragioni sono ben più gravi: una è sicuramente il costo elevato della vita in due e della non congruenza con quanto si guadagni.                                                                           
Secondo Eurostat il 31% dei giovani italiani nella fascia 20-30 anni nel 2014 era disoccupato e il 75% dei contratti di lavoro che firmavano erano temporanei. 
Secondo gli ultimi dati Istat post Covid la disoccupazione giovanile e il precariato è ora al 30%, in aumento di 1,3 punti rispetto a dicembre 2019. 
La situazione non fa che alimentare una spirale di sfiducia nel mercato del lavoro e nelle istituzioni che non hanno coperto le spalle neanche a chi, una volta perso un lavoro, non lo ha ricercato. 
Anche l’emancipazione è sempre più tardiva per questi motivi: gli studi vengono protratti, i giovani non lasciano casa fino a che non sentono di essere sicuri di potercela fare da soli: quasi il 40% dei giovani tra i 25 e 34 anni continua a vivere coi genitori, nel 1990, in pieni anni d’oro, erano solo il 25%. 
Come abbiamo visto nell’articolo sull’SDG5  “Uguaglianza di genere” c’è un legame tra istruzione e matrimonio: le donne che hanno la possibilità di studiare non si curano del matrimonio fino a studi conclusi, a volte non lo considerano neanche dopo gli studi o dopo aver trovato lavoro.
Dal recente rapporto Almalaurea tuttavia emerge che il tasso di occupazione a un anno dalla laurea si è ridotto rispetto al 2019, specie per il Sud e le donne, occupate secondo Eurostat per il 55,8%. 
Il nostro paese non vede molti fiori d’arancio anche perché i giovani sono spesso costretti a lasciarlo, in cerca di condizioni più favorevoli, sia per lavoro che per legarsi ad una persona. Nel 2018 a prendere questa decisione furono in 86.000.

La situazione matrimoni in Italia

Il Covid ha picconato una situazione già in crisi da anni: prima della pandemia il settore matrimoni aveva un valore pari al 2,5 del PIL nazionale e nel 2019 contava su un business da oltre 65 miliardi. 
Il calo del fatturato durante l’ultimo anno è stato del 70% per le aziende addette al wedding planning e il fatturato è crollato di 20 miliardi, mettendo in difficoltà oltre 560mila addetti. 
Le celebrazioni di matrimoni civili e religiosi intime, con un numero immensamente ridotto rispetto a quello programmato inizialmente, sono comunque avvenute per alcuni. Altri hanno invece rinunciato del tutto.
Questa tendenza è in crescita da qualche decennio: l’anno con più matrimoni celebrati in Italia fu il 1963, con circa 420 mila matrimoni, ma dagli anni 60 siamo passati da 4 milioni, a meno di 1,8 milioni attuali. 
Nel 2012 erano 2,6 milioni i giovani ad avere un coniuge, nel 2017 c’è stato un calo del 24%, il numero è quindi sceso a 2 milioni. 
Se poi ci confrontiamo con gli altri paesi europei e teniamo di conto il tasso di nuzialità (crude marriage rate) notiamo che il rapporto tra numero di matrimoni per mille abitanti è al 3,2 contro la media del 4,3 europea.

La situazione in Europa

La percentuale pari al 3,2 di matrimoni in relazione a 1.000 abitanti italiana è tra le più basse assieme a Slovenia, Lussemburgo e Portogallo, ultimo in classifica con un 3,1.
Nel 2017, i paesi dell’UE con la percentuale più alta furono Lituania e Romania, entrambi stabili a più del 7, seguiti da Cipro, Lettonia e Malta. 
Anche in tutta l’Europa, oltre che naturalmente in Italia, ci si sposa sempre più tardi: secondo i dati Eurostat i paesi in cui si celebrano nozze più tardi sono Svezia, Spagna, Danimarca, mentre ci si sposa prima in Est Europa, in Slovacchia, Polonia, Bulgaria, Lituania e Croazia. 
Esiste un paese in cui la decrescita dei matrimoni è causata da uno squilibrio demografico: alla fine del 2014 in Cina vi erano 33 milioni di uomini in più rispetto alle donne. 
Nel mondo nascono in media 103/107 maschi ogni 100 femmine. Ma in Cina il rapporto medio sulla nascita era di 115,88 a 100.
La situazione è figlia di decenni di politica del figlio unico, una regola imposta dallo Stato: una coppia residente in zona rurale può averne un secondo solo se il primo fosse nato femmina, inizialmente una coppia di città non poteva avere più di un figlio (maschio), dal 2014 una piccola modifica consente di averne un secondo solo se uno tra i genitori è figlio unico. 
Secondo il ministero degli Affari civili cinese, 8,13 milioni di coppie hanno registrato i loro matrimoni nel 2020, un calo del 12% rispetto al 2019. 

Il caso paradossale della Cina

Oggi per i ragazzi cinesi accasarsi risulta quasi impossibile, ci sono troppi uomini e poche donne. Nel 2040 le stime contano di aver circa 44 milioni di “rami nudi” ovvero «uomini-avanzo» o GUANGGUN, come vengono chiamati gli uomini che non troveranno una partner per la vita e che alimentano di conseguenza il traffico delle persone, spesso donne e bambine di altri paesi asiatici rapite e vendute per schiave del sesso. 
Questo fenomeno è il lato opposto di quelle che venivano definite “donne avanzo”.
Oggi le signore senza marito sono signore che hanno studiato, che hanno trovato un lavoro agli apici d’azienda, avanti nella carriera e fiere della propria condizione di autosostentamento, mentre gli uomini avanzo sono spesso uomini delle classi più disagiate e lontani dalle aree sviluppate del Paese, con redditi bassi e basse aspettative di vita. 
Per cercare di spronare i giovani cinesi a sposarsi il Paese organizza servizi di matchmaking in tv ma sono i genitori stessi ad adoperarsi con iniziative come il Tempio del Cielo (incontri a quattro tra suoceri papabili) per combinare i propri figli, anche se il 50% di loro afferma di non avere fretta a legarsi.