Twitch, un nuovo intrattenimento communitario

Genesi di Twitch                                                                                                                                     
Al lancio della piattaforma che sarebbe diventata il pilastro violetto del live streaming Justin Kan ed Emmett Shear, suoi fondatori, non compresero l’importanza di ciò che stavano creando. 

Nato nel 2007 inizialmente col nome di Justin.tv, sito con un singolo canale dove mandare in onda la vita di Justin Kan live a 360 gradi e che gettò le basi del lifecasting, avrebbe assunto la forma finale, Twitch.tv, solo a Giugno 2011 e dopo la chiusura del primo sito, diventando il principale portale di live streaming con focus su videogiochi ed Esports. 

La piattaforma subì diverse modifiche per poter accogliere le persone interessate a streammare la propria vita e attività proprio come Justin Kan, furono infatti creati canali e categorizzazioni di contenuto ma quella che ebbe più successo e che portò i creatori a fondare il sito che conosciamo oggi, Twitch, fu quella dei videogiochi, la più frequentata e redditizia. 

Fu però alla notizia dell’acquisizione del servizio da parte di Amazon che il mercato si rese conto della reale capacità di Twitch, Jeff Bezos sborsò quasi 1 miliardo di dollari per questa operazione. 

Negli ultimi anni Twitch è una realtà in crescita che galoppa sui residui dei comportamenti pandemici, il picco di spettatori coincide infatti con l’inizio della pandemia: la piattaforma conta oggi circa 140 milioni di utenti attivi mensili, nel 2021 è stata raggiunta la vetta di 3 milioni di spettatori connessi simultaneamente e sono più di 9 milioni gli streamer che offrono i propri contenuti. 

Nel 2021 Twitch è al 34° posto a livello globale per il coinvolgimento complessivo degli utenti di Internet ma su cosa si basa il suo successo? 


L’interfaccia pulito e ordinato simil tv       

 All’apertura di Twitch l’interfaccia che l’utente si ritrova davanti è ordinata e ben categorizzata quanto può essere quella dei menù di servizi come Sky o Netflix. Qui iniziano le somiglianze tra schermo del pc e schermo della tv, quanto siamo lontani dal considerare piattaforme come Twitch la nuova televisione? 

Ben poco, considerando che lo schermo mostra i canali a cui è stato lasciato un like, canali a cui si è iscritti, canali consigliati in base agli interessi mostrati o canali che trattano di format/contenuti visualizzati di recente e questo ricorda rispettivamente le sezioni Netflix “La tua lista, Continua a guardare, Scelti per te” e nonostante Netflix non possa essere classificato come tv, intesa come programmi e canali pubblici, è generalmente considerata tale. 


Intrattenimento su Twitch? Similitudini col mondo televisivo
I dati mostrano come Twitch sia diventato parte integrante della routine quotidiana di molte persone: Statista riporta che gli utenti della piattaforma guardano le stream per una media di 95 minuti ogni giorno, un numero non troppo lontano dai minuti passati quotidianamente davanti alla tv. 

Ma cosa spinge le persone a guardare altre persone giocare, riprendere momenti di vita, parlare, camminare, ecc. ed esserne intrattenute? 

Esiste una sorta di consumazione voyeuristica di questo tipo di contenuti: guardare persone impegnate e divertite in certe attività porta allo spettatore lo stesso tipo di divertimento, il piacere che si riceve dal semplice guardare è forse pari al piacere che prova lo streamer nel portare avanti l’attività scelta. Questa pulsione voyeuristica è in parte riscontrabile anche nella produzione e consumo televisivi, specie nei salotti, nei talk, nei programmi sport o contest. 

Per la varietà di contenuto e per come lo streamer riesce a cambiare atteggiamento in base alla categoria che streamma, si ha la percezione di assistere ad una rappresentazione, quasi teatrale. 

In base al programma lo spettatore si ritroverà davanti al videogiocatore, all’attore non-attore della propria vita quotidiana, al conduttore, all’intervistatore: ricordiamoci infatti che Twitch non è solo videogiochi ma sempre più spesso talk, podcast, interviste ad personaggi pubblici o pub, una forma twitchiana di maxi talk dove lo schermo viene diviso in più sezioni con ognuna un ospite e l’utente decide di guardare la live dal suo streamer preferito mentre tutti o quasi streammano quello stesso contenuto nel loro canale.

Un aspetto in comune con l’intrattenimento classico a cui siamo abituati è il product placement che su Twitch avviene in modalità simili a quelle televisive, lo streamer può arrivare ad indossare i capi offerti da una casa di moda o da un brand, spesso con logo in bella vista (es. cappellini Red Bull, felpa Level Up ecc.). 

Alcune personalità della piattaforma streaming Twitch negli anni di streaming video sono arrivate a sistemi di format e interviste sempre più stratificate e interessanti, creando un vero e proprio palinsesto. 

Ad esempio, la Tomodachi Crew che ha come capo lo streamer Dario Moccia è ora diventata una vera e propria società, un’agenzia ma per streamer. 

Parte fondamentale del lavoro di Moccia sono le interviste a personaggi pubblici, organizzate come si farebbe in un canale televisivo, dato che per la stream sono affittati studi, luci, troupe cinematografica ed è lo streamer stesso che si pone in un atteggiamento alla stregua di quello che potremmo riscontrare in Francesca Fagnani su Rai2 col programma “Belve”, per citarne uno.

A fronte di questo enorme lavoro gli streamer con community molto ampie e con una schedule di appuntamenti che prevede anche collaborazioni e presenze ad eventi fisici (Comicon, fiere, festival, interviste ecc.) hanno la necessità di organizzare la propria settimana in base ai format che porteranno, costituendo un palinsesto personale. 

Alcuni streamer più piccoli con pochi abbonati fissi e un numero che oscilla in base alla giornata hanno invece una schedule molto meno fissa, sia nel contenuto che nell’orario. 

Vi saranno allora utenti di Twitch che allora organizzano la propria giornata di modo da essere liberi per un evento in particolare a cui vogliono assistere, potrebbe essere un’intervista, una conferenza, nulla di diverso rispetto al giovedì di X-factor; al contrario vi saranno spettatori più “casuali” che entreranno in un momento non sempre preciso della giornata ed esattamente come quando si scorrono i canali per trovare qualcosa di interessante, si inclineranno più su una o un’altra stream in base al momento. 

Similmente a come accade in Tv, tra streamer e streamer avviene un contatto, un collegamento, chiamato “raid”: questo ricorda il “darsi la linea” televisivo, dove gli spettatori di una trasmissione restano anche per la prossima. Solitamente il raid avviene alla fine della stream di un creator, l’altro creator a cui il pubblico sarà reindirizzato starà probabilmente giocando allo stesso gioco o la live rientrerà nella medesima categoria.

 Esiste anche un tentativo di farsi riconoscere come parte di quel “gregge” nella vita comune, grazie all’acquisto di merchandise ufficiale dello streamer, spesso esclusivo, lanciato come collaborazione con altri artisti o il più delle volte lanciato con un negozio online. 


Il caso particolare delle community su Twitch 

Un altro modo per testimoniare di essere parte di quel “gruppo” specifico, la community di un creator in particolare, è il conferimento da parte dello streamer di uno stemma allo spettatore, qualcosa che possiamo chiamare “badge di gregge”. 

Su Twitch l’utente può accedere in qualsiasi momento a qualsiasi contenuto, le live non sono a numero chiuso, i contenuti sono gratuiti, l’abbonamento eventuale pagato è stato pagato solo per una testimonianza di sostegno. 

Se non avere un abbonamento ad un canale generalmente non preclude l’accesso a contenuti passati, per quale motivo un utente acquista l’iscrizione ad un canale specifico?

Il content creator deve rendere accattivante il suo profilo e per farlo può creare o commissionare ad artisti delle emote, ovvero delle emoticon particolari create ad hoc per il canale e che senza l’abbonamento sono generalmente non disponibili per gli utenti che visualizzano la live o seguono il canale soltanto. 

                                                                                         
In fig. alcune emote di uno streamer, i badge di gregge. 

Le emote sono quindi ipertesti grafici consolidati nel canale e che la community usa liberamente per comunicare tra di loro e con lo streamer. Nel fare questo comunicano di essere parte integrante del canale, è come se usassero le parole del canale, comunicano tra di loro in un modo che un utente appena approdato su quella stream spesso non comprende. 

I meccanismi che si instaurano nella comunicazione tra utenti della stessa community sono riconducibili a quelli linguistici di gruppi organizzati e specifici: il modo in cui comunicano è definibile “gergo”, una varietà linguistica usata principalmente perché nel comunicare tra di loro utilizzano parole che non appartengono al vocabolario comune di ogni individuo ma sono state o create in quel bacino o sono conosciute da poche persone, come se fossero interne e ristrette a quel gruppo sociale, usate allora maggiormente per: 

  • non permettere ad altri di entrare nella conversazione e mantenere intimità o segretezza, per garantirsi sicurezza o riservatezza 
  • rimarcare l’appartenenza a quello specifico gruppo (ad es. nella malavita questi termini sono sbirro o palo

 Un aspetto particolare delle community di Twitch è l’alto livello di dedizione e affetto da parte degli utenti: non è la grandezza della community a renderla grande quanto più è attiva, propositiva, disposta a condividere. 

Normale che più spettatori avrà un creator più alte saranno le possibilità di avere un’ampia community ben costruita, dove ognuno ha un valore e malgrado il nome utente fantasioso, ognuno sarà una persona con un nome agli occhi del creator.  Questo esercizio mentale è più difficile per i creator con un’ampissima community e migliaia di spettatori mentre è comune per le piccole e intime community con massimo 50 spettatori rispetto ai grandi broadcast con migliaia di utenti connessi.  


Un nuovo intrattenimento communitario                                                                              
Nei mesi di lockdown tante persone, come la sottoscritta, si sono avvicinate a Twitch principalmente per l’estrema varietà dei contenuti che offre. 

Un utente che approda su Twitch per la prima volta si trova davanti una schermata che ha poco di diverso da quella che si troverebbe davanti accendendo la tv: si renderebbero subito disponibili canali di talk, di gioco, di sport ecc. 

Che sia per un utilizzo attivo, da spettatore che interviene nella chat e si rapporta a streamer o ospiti, o che sia per un utilizzo passivo, come può essere lasciare una stream di sottofondo mentre si è impegnati in altro al computer, questi atteggiamenti ricordano quelli che hanno accompagnato tutti noi durante la vita ma che abbiamo accomunato principalmente alla televisione. Che sia questa la nuova frontiera dell’intrattenimento?             

Ilaria Bartolomei